Al ‘Local Popular Museum’ arrivano gli scatti di Scarpino

Cambia nuovamente pelle il Local Popular Museum. Sui pannelli dello spazio espositivo all’aperto – nato nell’ottobre scorso ai Giardini di San Leonardo, luogo simbolo dell’aggregazione giovanile cittadina – compaiono questa volta gli scatti fotografici del giovane talento locale Marco Scarpino. La prima mostra, dall’emblematico titolo “Primario”, invita a riflettere sulla potenza di luoghi relegati nell’immaginario comune allo squallore, all’inutilità, all’incomunicabilità. Luoghi che, per l’artista, riescono in realtà a comunicare la vera anima della Calabria. Racconta una terra che, grazie alla sua vegetazione, si riappropria di se stessa, respingendo i soprusi e le violenze dell’industrializzazione. Una Calabria che sa come germogliare per ripartire dal principio. Dopo la fortunata serie de “Il Mazzo” di Luca Viapiana e gli omini rosa di Aluà, Christian Aloi, con questo nuovo evento il museo prosegue nella sua finalità di promozione delle proposte artistiche locali, con l’ambizione di infondere nei catanzaresi l’amore e il rispetto per i nostri luoghi, collaborando attivamente per difenderli, per curarli, per renderli migliori e fruibili a tutti. Stefano Morelli, ideatore – insieme a Marco Polimeni – dell’originale contenitore culturale esaltando la sensibilità artistica dell’autodidatta Scarpino ha commentato: “Il suo interesse è per l’ambiente, per il paesaggio; i suoi ritratti sono di architetture, di campi, di periferie, di interni domestici o industriali, senza mai cercare di sovrapporre la propria personalità a quella del luogo o delle cose, ma assecondando l’intima spiritualità dei luoghi e palesandone la vera natura come un mago. Lo sguardo di Scarpino – ha continuato – è anti retorico, anti pubblicitario, offre racconti di immagini silenziose per atmosfere rarefatte, che vengono miracolosamente colte in un istante e catturate attraverso cacce lentissime e pazienti per luoghi relegati nell’immaginario comune allo squallore, all’inutilità, all’incomunicabilità. Ma lì, che sia in officina, in un campo, in un relitto industriale, lui trova la vera anima della Calabria: una terra eremitica, lontana e umida”.

Rosita Mercatante