Celia: “L’Asp di Catanzaro non paga e le aziende chiudono”

“I ritardi dei pagamenti delle Asp strozzano gli imprenditori. Sarà forse la scoperta dell’acqua calda. Ma è così. Ed è intollerabile. Soprattutto in una regione come la Calabria in cui sarebbe forse lecito attendersi che il pubblico collabori in modo sinergico e funzionale con il privato poiché lo Stato, e le sue articolazioni periferiche, dovrebbero tutelare, anzi perfino incentivare, quanti garantiscono occupazione in un momento delicato come l’attuale. E invece niente. Sembra inverosimile, però la realtà racconta di un situazione in cui si procede di dilazione in dilazione mentre le aziende chiudono. Anzi muiono”. Il grido d’allarme lanciato ‘coram populo’ attraverso un comunicato stampa è del consigliere comunale Fabio Celia, peraltro operatore economico di professione che conosce alla perfezione l’andamento del settore. Un’esperienza che nel caso di specie gli deriva dalla quotidianità e non da questo o quel racconto.

Una pratica diretta, per così dire, fatta anche di confronti con uffici, amministrazioni e soprattutto banche a cui bisogna fornire atti concreti. “L’aspetto più incredibile – prosegue l’esponente di Fare per Catanzaro expressis verbis – è che per poter accedere al credito e stare sul mercato, aggiungerei io, un’azienda ha bisogno prima di tutto di essere in ordine con i pagamenti. Senza contare che la maggior parte dei titolari, dirigenti e direttori, di una ditta vuol fare le cose al meglio. Ma se si devono garantire gli stipendi ai dipendenti, non evadere le tasse e sostenere tutte le altre spese previste, e Dio solo sa quante siano, non è possibile attendere sei mesi per incassare i soldi spettanti da parte dell’Asp. Certo che no, poiché così non si può andare avanti. È evidente. Noi, infatti, non possiamo garantire il mensile dei nostri collaboratori una volta a semestre. Lo stesso dicasi per gli oneri con i fornitori e via dicendo. In qualità di addetto ai lavori, ma anche di pubblico amministratore del capoluogo della Calabria, esorto quindi il commissario regionale alla Sanità Saverio Cotticelli e chi di competenza a intervenire subito”.

 

Celia è dunque stato perentorio, caustico per meglio dire, accendendo i riflettori su un profilo molto delicato. Il suo J’accuse è preciso e inequivocabile e si concluse così: “Se nessuno risponderà in tempi brevi al mio accorato appello, significherà che nella nostra amata terra a quanti decidono certe cose conviene soffocare l’iniziativa privata. Ma si dovranno assumere la responsabilità, dicendolo, perché io non me ne starò zitto e buono”.

Redazione Calabria 7

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