Catanzaro, Costanzo: “Su Safe City Abramo la smetta di scaricare responsabilità”

Nota stampa di Sergio Costanzo, consigliere comunale e capogruppo di “Fare per Catanzaro” in merito alla ricostruzione del sindaco Abramo sulla questione Safe City”.

“Il sindaco Abramo ha fatto chiarezza a modo suo sull’affaire Safe City, la torta da 23 milioni di euro che alcuni anonimi – secondo la Digos – volevano spartirsi. Ha tirato in ballo l’ex presidente di Confindustria Catanzaro Giuseppe Gatto e l’ex Prefetto di Catanzaro Antonio Reppucci. Secondo  l’allucinante ricostruzione di Abramo in Consiglio comunale, il faraonico progetto da 23 milioni sarebbe stato proposto dall’Associazione Industriali e approvato dal Comitato per la Sicurezza presieduto dal Prefetto. Il Comune avrebbe assistito impotente. Incredibile! Ma nell’informativa  della Digos e nel provvedimento della Procura della Repubblica non c’è alcun accenno a questi fantomatici passaggi.

C’è solo la fotografia di un colossale affare messo in piedi dal sindaco e dai suoi diretti collaboratori, andato in fumo solo perché tanti consiglieri comunali di opposizione e associazioni si sono ribellate davanti a tanto marcio. C’è anche la prova provata delle pressioni che i dirigenti della regione hanno ricevuto per stanziare il mega-finanziamento. Il solito Abramo che scarica in maniera spregiudicata sugli altri

i suoi errori e i suoi “peccati”. Le parole della Procura della Repubblica sono pietre contro il sindaco che si sarebbe macchiato di condotte illegittime allo scopo di affidare direttamente e senza gara un’opera da 23 milioni di lire. Non è questa la verità che vogliamo da Abramo. Dica come è nata la  sua trattativa con gli emissari della società israeliana, avvistati più volte nella sua stanza e in quella dei suoi diretti collaboratori. La smetta di scaricare sugli altri. Credo che sia l’ex presidente Giuseppe Gatto che l’ex prefetto Antonio Reppucci abbiano molto da dire sulla chiamata in correo  fatta dal sempre più arrogante e incauto sindaco in Consiglio Comunale”.

Redazione Calabria 7

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