Allarme sociale a Calalunga di Montauro per sospetto inquinamento radioattivo

C’è una verità che è stata nascosta, occultata per troppo tempo. Per oltre vent’anni. Ma che ora prepotentemente cerca di svelarsi. Le vicende a cui facciamo riferimento sono quelle legate al pericoloso inquinamento radioattivo di una buona fetta della costa jonica catanzarese. A sollevare il polverone sulla questione è stato il servizio del giornalista Giulio Golia, andato in onda ieri su Italia Uno nella trasmissione serale “Le Iene”. Un servizio che in 16 minuti ha scosso le coscienze dei calabresi, scandendo a gran voce che questa terra non è proprio il paradiso terrestre che a noi tutti piace immaginare. Neppure gli abissi del suo mare – forse una delle poche risorse su cui si poteva contare per il suo sviluppo – non sono per nulla incontaminati. I centri balneari interessati –tutti d’incantevole bellezza – sono Copanello, Calalunga di Montauro e Montepaone. Spiagge dove molte generazioni di catanzaresi hanno trascorso i loro più spensierati giorni di vacanza. Qualcuno, tuttavia, in quei luoghi ha trovato la morte, come ha raccontato la “iena” Golia. Il caso è agghiacciante: due cugini Augusto e Fausto Squillacioti, durante una battuta di pesca a Calalunga, vengono a contatto con una strana palla di fango. La prima conseguenza per entrambi è un forte prurito. Dopo un po’ di tempo la scoperta di una terribile malattia: leucemia mieloide. Per uno dei due la morte è arrivata dopo pochi mesi, l’altro ha lottato con il cancro e le cure chemioterapiche per 14 anni, ma non ce l’ha fatta. Nel ricostruire quella storia vengono fuori tanti elementi e qualche testimonianza,come quella dell’ingegnere Colosimo incaricato dalla Procura negli anni novanta di fare dei prelievi in mare. Ma c’è di più: il Geiger, particolare ‘congegno’ per misurare la radioattività, durante il servizio di Mediaset, ha rilevato valori di 3-4 volte oltre la normalità addirittura sulle reti usate per pescare, e ancora, in crescendo, sul terreno e sulla sabbia. Poca chiarezza in tutto questo, e tanti interrogativi aperti. Gli stessi che stamattina in tanti, dai privati cittadini, alle associazioni come “#LaCalabriacherema”, presieduta da Daniele Rossi, al sindaco di Montauro, Pantaleone Procopio, hanno rivolto agli enti competenti come l’Arpacal (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria). La richiesta corale è quella dell’immediata effettuazione di nuove analisi. Nella stessa mattinata – per verificare la presenza di fattori di inquinamento dannosi per la salute dei cittadini ed eventuali reati ambientali – a mobilitarsi sono stati i Carabinieri della Compagnia di Soverato, guidati dal tenente Gerardo De Siena, insieme agli uomini del Noe di Catanzaro e del Nucleo Nucleare-Biologico-Chimico-Radiologico (NBCR) dei Vigili del Fuoco di Catanzaro, che hanno svolto  degli accertamenti nel tratto del litorale del Comune di Montauro. In particolare sono state eseguite misurazioni radiometriche. La tematica sarà trattata in sede di comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. È il momento di fare luce sulla questione delle scorie e rifiuti radioattivi ‘sepolti’ o ‘inabissati’ in mare, che costituisce una seria minaccia per la salute pubblica. Serve coscienza, buon senso, responsabilità. Per dirla come le Iene: #chisaparli!

 Rosita Mercatante